Oltre 256.000 tentativi di manomissione bloccati e una drastica riduzione dei cheater attivi nelle lobby. I dati di febbraio per Battlefield 6 confermano che il sistema EA Javelin sta finalmente soffocando i fornitori di software illeciti, portando il tasso di infezione dei match (MIR) dal picco del 5,01% a un incoraggiante 2,30%.
Per chi combatte tra le fila dei Marine Raiders contro la Pax Armata, la notizia è pura ossigeno. Non c'è niente che rovini l'immersione in un conflitto su larga scala quanto un proiettile impossibile che attraversa la mappa. La guerra tecnologica contro i bari ha visto un'accelerazione importante a metà mese: dopo il picco registrato il 15 febbraio, l'efficacia delle contromisure ha quasi dimezzato la presenza di account sospetti nelle partite pubbliche in soli dieci giorni.
Il dato più interessante per noi giocatori non è solo il numero di ban, ma lo stato di salute dei cheat stessi. Attualmente, 217 dei 226 programmi di cheating monitorati sono ufficialmente fuori uso o rilevati. Questo significa che il 96% dei software creati per rovinare Battlefield 6 sta fallendo tecnicamente, scoraggiando chiunque pensi di ottenere un vantaggio sleale con i veicoli o le armi pesanti.
In un titolo dove la coordinazione della squadra è il moltiplicatore di forza principale, l'integrità del match è tutto. Se il sistema Javelin continua a mantenere questa pressione, la meta competitiva potrà finalmente basarsi solo sull'abilità tattica e sulla sinergia tra tank e fanteria, proprio come previsto da DICE.
