Il team anti-cheat di Apex Legends ha appena raggiunto un traguardo storico: il tasso di infezione da software illeciti è sceso al 4,1%, il punto più basso mai registrato nella storia del Battle Royale.
A metà dello Split 2 della Stagione 28, Respawn ha intensificato la pressione sui trasgressori. Dal 2 aprile ad oggi, sono stati bannati 28.267 account. Il dato più interessante per chi gioca ad alti livelli riguarda l'uso delle schede DMA (Direct Memory Access), un metodo di cheating hardware particolarmente ostico da rilevare: quasi 1.000 di questi ban sono stati mirati proprio a questa tecnologia.
Per chi ha visto i propri sudati punti classifica scivolare via a causa di un aimbot, ci sono ottime notizie sul fronte del recupero. In totale, sono stati sottratti ai cheater oltre 6,6 milioni di RP (Ranked Points) tra il primo e il secondo split della stagione corrente. Questo non è solo un numero, ma rappresenta una pulizia massiccia delle lobby competitive, restituendo dignità alla scalata verso il grado di Predator.
Questo risultato non è arrivato per caso. Respawn ha sottolineato come le segnalazioni dirette della community siano state fondamentali per identificare i nuovi pattern di cheating. In un mondo come quello delle Outlands, dove il gioco sporco è parte della lore ma non dovrebbe esserlo del gameplay, vedere una riduzione così netta dell'impatto degli hacker è un segnale forte per il futuro del titolo. La battaglia contro i cheater è un ciclo infinito, ma scendere sotto la soglia del 5% di infezione dimostra che gli strumenti di rilevamento stanno finalmente superando in velocità chi cerca di barare.
